Il cavolo nero è un ortaggio usato
tipicamente nella cucina toscana ed è poco conosciuto. Ha delle
foglie allungate, increspate, particolarmente sode e croccanti, di
color verde molto scuro, quasi nere.
E' un ortaggio tipico del periodo
invernale, dei primi mesi dell'anno.
Le coste, essendo piuttosto dure,
impongono che il cavolo nero sia consumato previa cottura.
Il cavolo nero è ricco di sali
minerali, quali calcio, ferro e potassio, e vitamine A, C, E ed acido
folico.
Le foglie di un buon cavolo nero devono
avere un colore cupo, scuro, assolutamente non devono avere una
colorazione giallastra e devono essere carnose, consistenti e
croccanti.
L'ortaggio si conservare ovviamente in
frigorifero, nello scomparto della frutta e verdura. È un ortaggio
resistente visto che si mantiene 4-5 giorni.
Le coste, particolarmente dure, vanno
tolte tramite un'operazione chiamata "sbrucchiatura":
impugnando con una mano la parte verde carnosa della foglia con
l’altra mano si deve rimuovere la costa per poi sciacquare le
foglie sotto dell'acqua fresca corrente.
I principali metodi di cottura sono:
- A vapore: sminuzzando le foglie e cuocendole per circa 25 minuti.
- Bollitura: usando dell'abbondante acqua salata (4 litri per 1 Kg di verdura) e cuocendo le foglie per circa 5 minuti.
Cavolo nero per contorno
Ricetta n° 438 tratta da: "La
scienza in cucina e l'arte di mangiar bene" di Pellegrino
Artusi.
“Levategli le costole dure,
lessatelo e tritatelo fine. Se non avete sugo di carne fate un
battutino di prosciutto e cipolla, mettetelo al fuoco con un pezzetto
di burro e quando la cipolla sarà ben rosolata, bagnatela con un
gocciolo di brodo e passate il sugo formatosi. In esso gettate il
cavolo, conditelo con pepe, poco o punto sale, aggiungete un altro
pezzetto di burro e altro brodo, se occorre, e servitelo per contorno
al lesso o al coteghino. Alcuni usano per minestra, di arrostire
fette di pane grosse un dito, di strofinarle coll'aglio, d'intingerle
appena nell'acqua in cui ha bollito il cavolo nero, ponendoci sopra
il cavolo stesso, ancora caldo, e condendolo con sale, pepe e olio.
Questo, che chiamasi a Firenze cavolo con le fette, è un piatto da
Certosini o da infliggersi per penitenza ad un ghiottone.”


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